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o6. ContinuaNei giorni che seguirono, mi fratello non fu dissimile da come era stato in passato con me. Mi chiese di Chris, di come e perché fosse finita e mi strinse a sé quando gli dissi di Michelle, della loro cena da Irma. Ormai, potevamo parlare liberamente anche di cose assolutamente strane, quindi non si stupì quando spiegai che Louis poteva ascoltare i discorsi delle persone e che Irma era un Vampiro. Jake era stato il migliore amici di Chris, prima di trasferirsi a Pisa. Da allora, tuttavia, i rapporti si era raffreddati fino alla fine di un’amicizia. Effettivamente, Chris aveva 2 anni più di me, e si trovava perfettamente a metà tra me e Jake. «Non immaginavo fosse così scorretto» commentò mio fratello mentre bevevamo qualcosa al Palme. Lo guardai. «Neanche io» risi debolmente «E dire che accusava me di avere un altro». Jake mi sorrise. Era quello il fratello che ricordavo, quello che avrei avuto accanto per altre due settimane e che sarebbe ripartito non appena le vacanze natalizie sarebbero giunte a termine. Sollevò lentamente il bicchiere di Mojito che aveva davanti. «Filippo vuole conoscerti» disse con noncuranza bevendo un sorso abbondante. Lo guardai perplessa mentre giravo il bicchiere che avevo davanti con continua e ossessiva precisione. Filippo, il capo dell’Associazione per cui mio fratello lavorava e che gli aveva regalato delle ferite molto interessanti, voleva conoscermi. Ricordai quando Louis mi disse che una come me avrebbe potuto mettere in crisi un intero gruppo di Vampiri, solo e semplicemente stando zitta e ferma in mezzo a loro. Tutto merito, o tutta colpa, del mio sangue inodore, difficile da distinguere. I Vampiri sono creature caute, non mi attaccherebbero se non avessero la più totale certezza che sono contro di loro. Al tempo stesso, non possono assolutamente fidarsi di me. Restano a metà, in bilico, indecisi su cosa fare e come agire con me. «Perché?» chiedo dopo quella breve riflessione. «Come ti ha detto quello» e mio fratello badò bene a non pronunciare il suo nome «Sei particolare. Anche io avverto un odore strano da te. Non sei un Vampiro, ovvio, ma potresti confondere chi come me li percepisce. Filippo crede quindi che la tua particolarità sanguigna potrebbe essere comoda all’Associazione per confondere loro». La mia intuizione era stata giusta. Filippo era interessato alla mia particolarità. Da quel che avevo capito, la maggior parte degli Associati era dotata di stranezze, chi a livello fisico, chi a livello mentale, nessun ragazzo era molto comune. Non potevo accettare l’offerta. Era già abbastanza dura essere consapevoli di poter diventare un’Associata e dover cercare Louis per ucciderlo, l’idea di farlo veramente mi era persino intollerabile. Però Vlad viveva in Italia. Una crescente curiosità stringeva i miei neuroni con l’intensità di un cappio. Probabilmente, Vlad avrebbe voluto che entrassi a far parte della sua schiera di esseri. Andare in Italia mi era completamente sconveniente. Ma non ero forse curiosa di incontrarlo? «Quando?» domandai come se la mia voce agisse da sola, contro la mia volontà. «Quando rientrerò in Italia» rispose Jake con tranquillità «Se hai voglia, puoi venire con me. Le spese saranno tutte dell’Associazione». «Ci penserò» conclusi sorridendogli «Balliamo?» continuai cambiando discorso. Jake sorrise, si alzò e mi tese la mano, mi aiutò ad alzarmi e mi portò al centro della pista. Eravamo una vera attrazione per il pubblico. Eleganti. Tutti ci conoscevano, chi per un motivo chi per un altro, il nome che portavamo ci precedeva spesso. Michelle comparve sulla porta di ingresso. Il mio cuore ebbe un fremito, poi si calmò. Ero a conoscenza della sua profonda attrazione per mio fratello e, probabilmente, quando aveva strappato Chris a me, non aveva calcolato che Jake sarebbe rientrato dopo breve tempo dall’Italia. Da parte sua, Jake non le era particolarmente affezionato, ci era uscito qualche volta, probabilmente ci era andato a letto, ma la storia, per lui, finiva assolutamente lì. Michelle si avvicinò a noi con fare felino prima di salutare Jake con eccessivo calore. «Ci conosciamo?» la reazione calcolata di Jake lasciò senza parole anche me. «Sono io…» Michelle parve in difficoltà «Michelle». Jake mi guardò con un’espressione assorta. Era un attore. «E’ una tua amica?» mi domandò con convinzione. «Non direi» risposi acida «E’ la ragazza di Chris». Jake mi scrutò per un istante poi si volse nuovamente verso di lei e la squadrò da capo a piedi senza pietà. «Il tuo ex è davvero caduto in basso» concluse voltandosi verso di me. Michelle rimase impietrita, prima di correre verso il bagno. Chris aveva assistito a gran parte della scena. Quando il nostro sguardo s’incrociò, sentii il peso della sua tristezza. Ma era tardi: non potevo accettare un tradimento, neanche con la consapevolezza latente che la colpa era in parte mia. Mio fratello, col suo tatto, quasi mi leggesse nel pensiero, mi trascinò fuori dal Palme. Avrei preferito restarci. La neve cadeva fitta, oscurava la vista, imbiancava ogni cosa. Tremavo. Lacrime più gelide di quella neve solcavano le mie guance. Jake non lo sapeva. Non sapeva che era la neve che ci aveva fatti incontrare la prima volta e ogni volta dopo di essa. Preso da sgomento, Jake mi portò sulla vita di casa. Avrei preferito restare a piangere fuori dal Palme. Louis era lì. Dove sempre. Nella sua perfezione più assoluta.
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